Faraday e Maxwell – I viaggi in Italia

Nel Settecento e nell’Ottocento i Grand Tour costituirono una consuetudine che, in seguito perfettamente indagata ed approfondita dagli Studiosi, ci è oggi del tutto nota nelle sue molteplici implicazioni.

Al di là di ogni possibile anedottica di maniera, lo studio approfondito di quei viaggi risulta di grande utilità per ancor meglio capire le valenze della
cultura e dell’arte che furono proprie dell’Italia del tempo.

E certo per riuscire a vedere l’Italia con gli stessi occhi di quei Viaggiatori che, appositamente, venivano in questa terra per apprezzarne la Cultura, l’Arte e le Bellezze;

Tra i grand voyage di quel tempo

È bello ricordare, non senza una viva emozione, la permanenza in Italia di Stendhal

 

E come non menzionare la sindrome da “dose eccessiva di bellezza” con cui i medici motivarono lo svenimento da cui egli fu preso entrando in Santa Maria?

E che dire poi della “Milano di Stendhal”, quella per la quale egli si definiva “Henry Beyle Milanese”?

Comunemente, quando si parla di Grand Voyage, si pensa però solo a scrittori, poeti, musicisti, pittori, scultori…

Alla loro arte;

A cosa qui trovarono;

A quanto qui lasciarono.

Rarissimamente, per non dire quasi mai, si studiano invece i viaggi che, per varie occasioni, furono compiuti in Italia da Scienziati.

E tutto questo benché, talvolta, la loro presenza in Italia si sia in seguito rivelata essenziale per lo sviluppo della scienza italiana.

Valga per tutti il caso più noto: la permanenza in Italia di Bernard Riemann;

E così facendo, benché in tal caso certo non si tratti di un voyage in senso stretto, si finisce per
dimenticare l’effetto straordinario che in Italia derivò dalla permanenza, a Milano, di Max Abraham.

Questa ebbe come effetto lo svecchiamento della Matematica Italiana ed il suo successivo orientamento verso la Matematica Tedesca, piuttosto che non, come in invece passato, verso quella francese.

Le ragioni di questa tangibile differenza sono ben note.

Esse derivano:

  • Dalla netta dicotomia tra le due culture;
  • Dalla non trasversalità del sapere;
  • Dal considerare quella scientifica una semplice conoscenza efficace utile per le applicazioni;
  • Alla quale, incredibilmente, si nega addirittura l’unità: Nelle vecchie pagelle non si scriveva infatti “storia, geografia e scienze”…. ?

Ancor oggi la scienza e la tecnica, che pure svolgono un ruolo dominante nella realtà quotidiana, hanno un modestissimo peso culturale. Uomini di cultura infatti non sono certo considerati gli scienziati.

Si assiste dunque all’ “assurdo” di una società che, pur avendo nella scienza il proprio polo dominante, finisce poi per collocare la stessa dimensione scientifica fuori dall’ambito culturale.

Basterà ricordare, rapidamente, un esempio semplicissimo e a tutti noto:

Nell’ormai lontano 1907, a Milano e a Bologna… un piccolo gruppo di studiosi illuminati, guidati da Federigo Enriques e Eugenio Rignano, fondano una rivista internazionale, La Rivista di Scienza, ribattezzata dopo due anni Scientia, poliglotta, ma “a favore” dell’italiano…

Scientia (1907- 1988) : il brutto anatroccolo della cultura italiana

Scientia Stampata a Milano; Diretta a Bologna da:

Enriques: un matematico, storico e filosofo della scienza;

Rignano: un ingegnere, filosofo e psicologo;

Con lo scopo di: Costituire l’espressione tangibile e fruibile di una trasversalità della cultura.

Il comitato di redazione era così costituito:

  • V. Volterra,
  • G. Peano,
  • G. Vailati,
  • G. Castelnuovo,
  • S. Pincherle;
  • i fisici
  • E. Amaldi,
  • E. Fermi
  • E. Persico;

il biologo

  • C. Golgi.

In tempi piu’ recenti

  • G. Loria,
  • R. Marcolongo
  • V. Ronchi ,
  • L. Geymonat.

Tra gli stranieri:

  • S. Arrhenius,
  • W. Ostwald,
  • B. Russell,
  • P. Langevin,
  • H. Becquerel,
  • J.J. Thompson,
  • E. Rutherford,
  • H. Lorentz,
  • S. Freud,
  • H. Poincare’,
  • E. Borel,
  • E. Picard,
  • E. Mach,
  • A. Einstein,
  • M. Debroglie,
  • A. Eddington,
  • C. Fabry,
  • W. Heisenberg.

Nonché i fondatori stessi del Circolo di Vienna

  • R. Carnap,
  • O. Neurath,
  • P. Frank.

L’importanza dell’impresa Scientia fu percepita a fondo soprattutto da Benedetto Croce e Giovanni Gentile, che reagirono in modo sorprendentemente scomposto e aggressivo

Bologna 1911 – Eistein, Enriques

 

Vito Volterra, Tullio Levi-Civita

Croce si inviperì quando Enriques, incaricato da “incauti accademici” di organizzare il IV Congresso Internazionale di Filosofia a Bologna, nel 1911, lo riempì di presunti “intrusi” quali Poincaré, Peano e Langevin. Orrore!

Croce scrisse del “volenteroso professor Enriques che con zelo ma scarsa preparazione si diletta di filosofia”.

Scientia fu pertanto bollata come un mero contenitore di prodotti lontani dallo spirito…

Da qualche anno quella rivista neppure esiste più: a causa di un deficit di qualche centinaio di milioni di vecchie lire – l’ammontare di un montepremi in un telequiz – l’Italia, nella più completa indifferenza di tutti, ne ha decretato la fine…

È proprio con questa precisa consapevolezza che ora noi parleremo dei viaggi in Italia di Faraday e di Maxwell

In modo tale da: ripercorrere il viaggio dei due fisici britannici con il preciso lo scopo di poter meglio definire il rapporto che intercorse tra la scienza britannica e la cultura italiana di quel tempo.

Sotto questo aspetto occorre una serie di osservazioni preliminari:

  • Il viaggio di Faraday si compie nel 1813;
  • Il viaggio di Maxwell avviene nel 1867;
  • In mezzo si hanno eventi scientifici cruciali

I quali si collocano secondo lo schema seguente:

1801: Pila Voltiana (è il primo colpo all’Illuminismo ed all’Ècole: per la prima volta, fluidi diversi interagiscono all’ interno di un sistema)

1820: Oersted
magnetoelettrica evidenzia come elettricità e magnetismo
interagiscano; la Meccanica come condizione di intelligibilità del mondo è contrastata dalla naturephilosophie tedesca)

1824: Ampere (l’elettrodinamica voltiana cerca di riportare Oersted nell’ortodossia newtoniana)

campi centrali ed azione a distanza: spazi geometrici


La scienza francese esce di scena ed il gioco passa oltre la Manica

1831: legge di Faraday Azione (viene abbandonato il modello a per contatto distanza e si passa a quello per : spazi contatto)

Azione per contatto: spazi fisici

1847: conservazione della forza/potenziale vettore (il ruolo primario dell’energiacomincia ad essere acquisito/lo stato elettrotonico di Mossotti viene formalizzato analiticamente)

Il genio di Helmholtz fa la sua prima apparizione

1856: On Faraday’s azione a lines of force (JCM cerca distanza di far assolvere il pensiero faradiano dall’accusa di essere un approccio metafisico)

1862:On Physical lines of force (JCM elabora il modello meccanico dell’etere luminifero)

La teoria di Faraday viene matematizzata ed interpretata, all’interno dell’etere, da un modello meccanico

1864: A Dynamical Theory of Electromagnetic Field (vengono formalizzate le equazioni del campo)

Teoria e messa in equazione coincidono: il modello meccanico diviene un ausilio “visivo”.

Inoltre:

Gli anni del viaggio di Faraday si collocano attorno al Congresso di Vienna;

L’Italia, con Metternich, è dunque una semplice espressione geografica;

La scuola di Pisa, con modelli legati all’immediatamente sensibile proprio di Fourier piuttosto che non alle teorie di Laplace, occupa la posizione di maggior prestigio;

L’Italia di Maxwell è invece l’Italia postrisorgimentale con Firenze capitale;

La riorganizzazione dell’Università ha favorito la scuola di Matematica ed ha posto in ombra la scuola di Fisica;

Tutto questo apparirà, come vedremo, a chiare lettere nelle bibliografie di Maxwell

Betti, Cremona e Brioschi sono citati;

I fisici, dopo il Melloni, Blaserna e Codazza compresi, sono in ombra.

Vediamo allora, prima di esaminare i due viaggi, qual è l’influenza degli italiani ed il loro legame con la scuola inglese.

Che cosa possono trovare, venendo in Italia, Faraday & Maxwell?

Infinitamente variata nelle sue manifestazioni, la Natura non può che essere unica nelle sue premesse

La teoria dei dielettrici

Lo stato elettrotonico quale premonizione del potenziale vettore

– Fabrizio Ottaviano Mossotti

L’influenza dello stato elettronico non è certo da poco se, una volota diventato potenziale vettore, esso arriva ad assumere il ruolo seguente:

Nientemeno che Sir Edmund Whittaker, nel suo famoso trattato, cita Faraday, Kelvin e Mossotti definendoli testualmente «the predecessors of Maxwell»

Nel 1813 Davy, al culmine della sua carriera, fa a Faraday la proposta di accompagnare lui e sua moglie in un viaggio nel continente.

In questi anni Faraday, che respinge per sé il ruolo di fisico e preferisce quello di filosofo naturale, sta svolgendo la attività di chimico

È in tale ambito che avverranno, in larga misura, le sue esperienze, al seguito di Davy, sul continente.

Per poter fare il viaggio Davy ottiene uno speciale permesso da Napoleone;

Il viaggio inizia il 13-ottobre-1813;

Partono da Plymouth;

Si portano dietro le apparecchiature per compiere gli esperimenti in itinere;

Si conclude il 9-aprile- 1814;

La comitiva visita la Francia, l’Italia, la Svizzera e la Germania;

Il viaggio costituì, sotto l’aspetto formativo e delle espereinze in senso lato, una grande occasione per il giovane Faraday;

Ebbe un solo aspetto spiacevole:

La giovane moglie di Davy;

Questa si ostinava a trattare Faraday come un cameriere;

Del resto, lo stesso Davy, non accettò un invito dal de la Rive per trovarsi alla stessa mensa con il “plebeo” Faraday;

Si trattava dello stesso Davy che ostacolò l’ingresso di Faraday alla Royal Society…

Nella sua grandezza, Faraday non criticò mai il suo protettore e si limitò sempre ad enumerarne i soli meriti scientifici.

Durante il viaggio, Faraday ebbe modo di assistere a tantissimi esperimenti e a venire a contatto
con numerosi scienziati

A Parigi:

Compiono esperimenti con lo iodio (fornito loro da Ampére);

Assistono ad una conferenza di Gay- Lussac;

Compiono esperimenti su esplosivi impiegando l’azoto;

Sono a cena dal conte di Rumford;

Incontrano Ampére, Arago, Humboldt, Cuvier;

In Italia:

A Genova studiano le scariche elettriche generate dal pesce torpedine;

A Milano incontrano Volta;

A Firenze, dove si fermano per un tempo maggiore, si servono della lente della Accademia del Cimento per compiere il “grande esperimento di bruciare il diamante”, dimostrando così che questo altro non è che carbonio;

A Firenze gli onori tributati a Davy gli fanno capire come questi abbia ormai perso il controllo ed il senso della misura…

Ma Firenze per Faraday è fondamentale: qui incomincia a masticare l’Italiano e a prendere consapevolezza della cultura scientifica e filosofica di quel territorio;

Quando, lasciata la chimica, passerà all’elettromagnetismo, egli avrà tutti gli strumenti necessari per avvalersi di quella cultura;

Sarà allora del tutto naturale per lui consultarsi con il Felici;

Ed in seguito studiare a fondo il Mossotti…

Acutissimo osservatore, dell’Italia, nei suoi appunti, riporterà però quanto segue:

«In Italia si vedono molti libri e le vetrine dei librai ne sono piene, ma, se si guarda un po’ da vicino, si vede che sono quasi tutti libri vecchi o francesi. Si direbbe che gli italiani si siano stancati di stampare e si accontentino di ciò che lasciano loro gli antenati»

Mentre Faraday compie il suo viaggio da giovane di belle speranze, Maxwell viene in Italia dopo aver elaborato la Dynamical Theory ed aver impostato la sua Termodinamica;

La sua cultura è ampia e profonda;

Dell’Italia può dunque capire ed apprezzare tutto;

Nel caso di Maxwell, egli compie proprio in Italia il suo unico viaggio oltre la Manica.

E perfeziona il suo italiano per incontrarsi con i Normalisti;

Si incontrerà in particolare con il Matteucci;

Ma la bibliografia del Treatise certifica la vicinanza di Maxwell con la cultura italiana.

Occorre anche tener presente il legame di Maxwell con l’Università di Pavia.

Gli onori da questa tributatigli;

L’edizione italiana (a cura del cantoni) di Matter and Motion del 1877 già nel 1881;

La curatela di un Cantoni che in tal modo rivela affezioni da filosofo della scienza;

La presenza in appendice di alcuni paragrafi del trattato di Mossotti strettamente correlabile al pensiero di Maxwell

Nel 1867, mentre a Glen Lair si stanno svolgendo i lavori di ammodernamento e di ampliamento della loro casa di campagna, i coniugi Maxwell compiono il loro unico viaggio all’estero.

Via nave, subendo durante il viaggio anche una non breve quarantena a Marsiglia, essi giungono in Italia. Qui soggiornano a Firenze.

Nella città toscana, oltre ad ammirare le bellezze artistiche e naturali, Maxwell perfeziona la sua conoscenza della lingua italiana.

Si incontra in particolare con Matteucci, da lui, nel periodo in cui ha insegnato al King’s College, già conosciuto a Londra.

Da lì si trasferisce poi a Roma, dove assiste ad una concerto alla presenza di Pio IX.

Le tracce di questo viaggio si perdono lì. Da quel momento, purtroppo, non è dato di saperne di più…

Nel 1882, a tre anni soltanto dalla sua prematura morte, la più importante ed ampia biografia su Maxwell viene scritta da Campbell e Garnett, per quanto riguarda il suo viaggio in Italia, a meno di un brevissimo accenno, essa non fornisce alcun dettaglio di un qualche interesse.

Per di più, nel 1926, un terribile incendio devasta Glen Lair, sottraendo così agli studiosi tutte le eventuali testimonianze custodite in quella casa.

Restano i suoi riferimenti bibliografici a testimoniare i suoi rapporti con la cultura italiana…

Oltre ad aver esercitato, per il tramite di Ferraris, una precisa influenza sulla corrente alternata, è ancora Maxwell a svolgere la teoria finale, influenzando in tal modo la produzione industriale
e del Siemens, della dinamo ad eccitazione derivata.

Si tratta di una versione evoluta della classica macchina del Pacinotti.